top of page

La mia ricerca

Con una formazione filosofica solida e un'approccio personale, ho dedicato la mia vita alla ricerca della felicità e delle relazioni che la influenzano. La mia visione si fonda sulla ricerca della verità e sulla comprensione profonda dell'essere umano.

Giovanni-Barbera-filosofo.png

Chi sono

Un percorso di ricerca

Sono nato a Biella nel 1969 e vivo a Pinerolo, in provincia di Torino. Dopo la laurea in Scienze politiche, ho intrapreso un percorso autonomo di ricerca filosofica, attraversando la filosofia contemporanea, la fenomenologia e la teoria critica.

La mia ricerca nasce dal desiderio di riportare le grandi domande della filosofia dentro l’esperienza concreta. Mi interessano il rapporto fra essere e divenire, il significato degli eventi, la fragilità dei legami, le forme della felicità e le condizioni che rendono una vita realmente vivibile.

Non considero la filosofia un sapere separato dall’esistenza o un esercizio confinato alla storia delle idee. La filosofia è, prima di tutto, un modo di interrogare ciò che accade, mettere in discussione ciò che appare ovvio e aprire nuove possibilità di pensiero.

la felicità che tiene

Nel mio secondo libro, La felicità che tiene. Perché non possiamo salvarci da soli, pubblicato da Liguori Editore, affronto il tema della felicità sottraendolo alla retorica del benessere individuale, della prestazione e dell’autosufficienza.

La felicità che di cui parlo non è uno stato interiore da raggiungere una volta per tutte. Dipende dalla qualità dei legami, dalle condizioni condivise dell’esistenza, dai luoghi, dalle presenze e dai ritmi che permettono alla vita di sostenersi e durare nel tempo.

Il libro nasce da una domanda: che cosa consente a una vita di attraversare le difficoltà senza spezzarsi? La risposta non riguarda soltanto il singolo individuo, perché nessuno può costruire la propria esistenza prescindendo dalle relazioni e dal mondo che lo circonda. Non possiamo salvarci da soli.

il primo saggio e i riconoscimenti

Nel 2023 ho pubblicato il mio primo saggio, La voce disgiuntiva dell’essere. Sull’opera di Emanuele Severino nell’interpretazione di Gabriele Pulli, edito da Liguori.

Il libro prende avvio dalla radicalità del pensiero di Emanuele Severino e dall’interpretazione sviluppata da Gabriele Pulli, aprendosi al confronto con Gilles Deleuze. Al centro vi è il tentativo di conciliare la riflessione sull’eternità dell’essere con il valore della temporalità, degli eventi, delle differenze e della vita affettiva.

Il saggio ha ricevuto il Diploma d’onore nella sezione saggistica del Premio letterario “I Murazzi”, XIII edizione, Torino 2024-2025, e il Primo Premio al Premio letterario “Emily Dickinson”, XXIX edizione, Napoli 2024-2025.

Spiritualità e consapevolezza

Accanto alla filosofia, coltivo da molti anni lo studio delle tradizioni spirituali, comprese quelle orientali.

 

Non considero la spiritualità una fuga dal mondo o una risposta già pronta, ma una diversa forma di attenzione: un esercizio di ascolto, consapevolezza e apertura verso ciò che supera le categorie abituali attraverso le quali interpretiamo noi stessi e la realtà.

La musica come forma di conoscenza

La musica rappresenta una parte essenziale della mia esperienza. Amo e studio il blues, il jazz e la musica indiana, suono diversi strumenti e ho frequentato il Conservatorio di Musica “Arrigo Pedrollo” di Vicenza, dove mi sono avvicinato allo studio del sitar.

Nell’improvvisazione, nel ritmo e nell’ascolto riconosco una forma di conoscenza capace di raggiungere territori ai quali il pensiero concettuale, da solo, non sempre riesce ad accedere.

La musica mi affascina per la sua capacità di tenere insieme disciplina e libertà, struttura e apertura, presenza e silenzio.

Il viaggio e la trasformazione dello sguardo

Anche il viaggio occupa un posto importante nella mia formazione personale e intellettuale. Luoghi come l’India, il Perù e i paesaggi della Norvegia sono stati per me occasioni di incontro, raccoglimento e trasformazione dello sguardo.

Viaggiare significa esporsi a modi diversi di abitare, credere e pensare, lasciando che ciò che è estraneo modifichi almeno in parte il modo in cui osserviamo ciò che ritenevamo familiare.

La domanda che unisce tutto

Filosofia, musica, spiritualità e viaggio non sono per me interessi separati.

Sono strade differenti che conducono verso una stessa domanda:

che cosa rende una vita non soltanto possibile, ma degna di essere vissuta?

bottom of page