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La felicità
che tiene

Un viaggio tra filosofia, vita e i legami che la trattengono.

La felicità che tiene

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Perché non possiamo salvarci da soli

La felicità che tiene non è un manuale e non è un invito a “funzionare meglio”. Muove piuttosto da una domanda semplice: che cosa consente a una vita di durare senza spezzarsi?.

La stanchezza di oggi non viene letta come difetto personale bensì come effetto di un ordine che pretende autosufficienza e traduce il bisogno in vergogna. Il libro rovescia questo mito e sposta lo sguardo sul campo, sull’intreccio concreto di legami, luoghi, ritmi e vincoli che rende il vivibile praticabile. In questa prospettiva, la felicità non è un “sentirsi bene” da produrre né una motivazione da esibire: è un criterio per riconoscere quando il tempo sostiene e quando invece consuma. Indica se un’esistenza resta attraversabile senza finzioni, se lascia spazio a pause e riprese, se consente di mantenersi fedeli a ciò che si è riconosciuto vero.

 

Non possiamo salvarci da soli” smette di essere uno slogan e diventa un dato strutturale. Ne deriva una domanda politica concreta su chi può prendere tempo, chi lo perde, quali condizioni rendono giusta una convivenza.

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La voce disgiuntiva dell'essere

Sull'opera di Emanuele Severino nell'interpretazione di Gabriele Pulli

È possibile problematizzare la pur mirabile opera del filosofo italiano Emanuele Severino, spingere il pensiero al di là di questa, pur a partire da questa?

 

Alcuni libri di Gabriele Pulli si caratterizzano in tale senso. In tal modo, oltre a portare a delle proprie specifiche acquisizioni, essi aprono un ulteriore spazio di pensabilità nel quale questo libro intende inserirsi. Ne risulta un avvicinamento fra tradizioni ben diverse, come quella che fa capo a Severino e quella che si esprime nel pensiero di Gilles Deleuze.

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